Reintegrati cinque portuali licenziati per rappresaglia
Dario Antonelli, LIVORNO, 20.07.2018, “Il Manifesto”
Livorno. Protestavano per uso di manodopera sfruttata. Fra loro un sindacalista Unicobas
Il corteo in solidarietà ai portuali licenziati a Livorno
© Foto di Giacomo Sini
Dopo
venti giorni di agitazione nel porto di Livorno, il 13 luglio è stato raggiunto
un accordo tra i lavoratori rappresentati dall’Unicobas e l’Agenzia per il
Lavoro in Porto (Alp) che lo scorso 22 giugno aveva licenziato cinque
dipendenti. Da martedì tutti i portuali licenziati sono finalmente potuti
ritornare a lavoro. Il «reintegro immediato» è stata la rivendicazione che ha
segnato queste settimane scandite da numerose iniziative di lotta, tra cui
anche uno sciopero generale cittadino.
L’accordo raggiunto a Palazzo Rosciano, nella sede dell’Autorità di sistema
portuale, non prevede il reintegro formale dei lavoratori, perché non mette in
discussione la legittimità del licenziamento, ma questo risultato, come afferma
il sindacato, di base è «un reintegro sostanziale, nel senso che i lavoratori
mantengono le tutele del contratto precedente (niente jobs act), lo stesso
inquadramento e l’anzianità di servizio».
Per comprendere quanto è avvenuto a Livorno bisogna aver presente come funziona
il lavoro nei porti in Italia. In base alla legge 84 del ‘94 e ai provvedimenti
successivi nei porti vi sono diversi operatori, tra cui: i terminal (ex art.
18) che hanno in concessione aree e banchine; le agenzie che forniscono
manodopera a chiamata (ex art. 17) che intervengono per rispondere ai picchi di
lavoro; le aziende che lavorano in appalto (ex art. 16) che forniscono servizi
al terminalista committente.
Questa regolamentazione, che già crea situazioni di precarietà e di ricatto,
viene spesso aggirata e violata per ottenere manodopera al ribasso, con una
compressione dei diritti dei lavoratori e delle condizioni di sicurezza. Il 19
maggio in un terminal (ex art. 18) operava una azienda in appalto (ex art. 16)
in una modalità che secondo la norma compete solo al fornitore di lavoro
temporaneo (ex art. 17), ossia all’Alp. I lavoratori Alp presenti in quel
momento al terminal di fronte a questa anomalia sono intervenuti per chiedere
il rispetto della normativa, per difendere i diritti di tutti i lavoratori.
Dopo questi fatti l’Alp ha provveduto prima alla sospensione disciplinare di
cinque portuali, e poi al licenziamento «per giusta causa» motivato dal venire
meno del rapporto di fiducia. Per l’azienda i lavoratori «hanno interferito con
operazioni fatte da altri operatori», per chi sostiene i lavoratori le
motivazioni sono inammissibili e pretestuose. Tra i licenziati c’è anche
Massimo Mazza Rsu all’Alp per l’Unicobas e responsabile provinciale del settore
porto del il sindacato di base a cui erano iscritti anche altri licenziati. Da
quando pochi anni fa i lavoratori si sono organizzati sulle banchine con il
sindacato di base hanno ottenuto alcuni importanti risultati, come la
stabilizzazione dei lavoratori di Alp, inoltre intervengono costantemente sulla
questione della sicurezza dei lavoratori, sempre messa da parte di fronte agli
interessi dei grandi armatori. Sono chiari dunque il carattere repressivo di
questi licenziamenti e la natura pretestuosa delle motivazioni addotte
dall’azienda.
Questa vicenda ha un rilievo nazionale. Lo scontro che si è avuto in queste
ultime settimane sulle banchine dello scalo livornese si inserisce in una
generale tendenza alla deregolamentazione dell’organizzazione del lavoro,
comune a tutti i porti italiani. Ne è uno specchio la solidarietà dimostrata
dai lavoratori di altri porti: il Collettivo autonomo lavoratori portuali di
Genova e il Coordinamento lavoratori del porto di Trieste si sono attivati con
iniziative di sostegno, e una delegazione di portuali genovesi ha pure
partecipato al corteo che si è tenuto a Livorno il 6 luglio in occasione dello
sciopero generale cittadino. Una lotta che ha avuto risalto a livello nazionale
quindi, ma anche internazionale in alcuni casi, perché dalla Spagna è arrivato
un attestato di solidarietà della «Cgt Mar y puertos». In queste settimane è
stata importante anche la solidarietà a livello locale, il sostegno ai portuali
licenziati è arrivato anche da altri sindacati come Usb, Cub e Usi, e oltre
alle varie realtà politiche che hanno espresso il proprio sostegno, si segnala
come anche in altri settori, nella scuola come nell’industria, molti lavoratori
abbiano solidarizzato con i licenziati, sia con comunicati, sia partecipando
allo sciopero.